LA STORIA IN BREVE

 

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L’istituzione del Corpo degli Alabardieri non ha una data certa testimoniata da scritti o documenti,ma si pensa possa risalire alla fine del VI sec. ossia alle guardie d’onore longobarde della regina Teodolinda (570 - 627).

Riferimenti documentali incerti sono presenti in varie forme a partire dal XVII sec.

La prima notizia certa risale al 1718 quando nel manoscritto “Giubili di Monza” nel IV capitolo si descrive la processione per la ricorrenza del Santo Chiodo e si testimonia la presenza degli Alabardieri.

Poi nel 1763, in risposta alla richiesta da parte dei Fabbriceri del Duomo, ecco il famoso editto di Maria Teresa d’Austria (1717 – 1780) che approva con leggere modifiche la nuova uniforme. L'originale del documento è conservato ed esposto nel Museo del Duomo al fianco del manichino dell' Alabardiere.

Da allora la divisa non è più stata modificata ed è la stessa in uso ancora oggi ad eccezione dell’originale copricapo a  tricorno sostituito nel 1807 con la feluca per volere di Napoleone Bonaparte (1769 – 1821).

Le armi in dotazione sono l’alabarda e la spada.

Negli ultimi due secoli a noi più vicini abbiamo scritti e testimonianze sempre più numerosi relativi all'attività del Corpo.

In archivio sono conservati quaderni con annotati nomi, cronache di servizi, lettere, aneddoti, fotografie e altro, che testimoniano il continuo operare degli Alabardieri nel ‘800 nel ‘900 fino ad oggi.

Nel 1977 il servizio è stato sospeso per qualche tempo causa la “mancanza di volontari all’altezza del compito”.

Arriviamo così al 1982 quando Giovanni Bergna, monzese doc con un vivo interesse per la storia della nostra città, raduna un gruppo di 6 amici (due dei quali già alabardieri) che condividono la sua passione e, il giorno di Natale dello stesso anno, con l’approvazione dell’Arcipprete don Dino Gariboldi, alla S. Messa capitolare riporta in Duomo gli Alabardieri.

Negli anni seguenti viene reclutato il gruppo degli attuali “veterani” fino ad arrivare allo storico numero di tredici (dodici alabardieri più un capo).

Bergna rimane comandante fino alla sua scomparsa nel 1993. Nel 2004 viene eletto comandante Simeone Bernasconi che già dal 1983 teneva i registri dove annotava scrupolosamente tutte le attività del Corpo.

Nel luglio del 2013 Simeone viene prematuramente a mancare. Nello stesso anno la nomina dell’attuale comandante, l’alabardiere Giorgio Villa.

L’altra data importante per il rilancio del Corpo è il 2007, con l’arrivo a Monza di mons. Silvano Provasi.

Il nuovo Arciprete prende subito a cuore la riorganizzazione del gruppo. Procura i fondi necessari e nel 2010 fa confezionare nuove divise, cappelli, cinturoni e spade, ed arruola 12 giovani che il 23 giugno dello stesso anno, vigilia di San Giovanni, in una solenne cerimonia in Duomo, giurano fedeltà alla Chiesa e diventano Alabardieri.

Inizia anche, con l’aiuto di tutti gli appartenenti al Corpo, la preparazione di uno Statuto e del nuovo Regolamento, documenti che l’8 maggio 2014 diventano ufficiali. Lo Statuto prevede tra l’altro: la scelta di San Vittore Martire come patrono, il logo con Corona Ferrea e alabarde incrociate con il motto “pro Ecclesia in armis fidei” e l’istituzione di un consiglio direttivo. Tutto questo è stato necessario per dotare il Corpo di basi solide e moderne in modo da garantirne l’attività negli anni a venire. 


 

Gli ALABARDIERI del DUOMO di MONZA

 

a cura di Giorgio Villa comandante dal 2013

Monza, agosto 2014

 

 

CHI SONO

 

La storia degli Alabardieri è assolutamente legata a quella del Duomo di Monza.

 

Nascono come guardie della regina Teodolinda responsabili della sua personale protezione e come guardiani del tesoro custodito nel primo Oraculum, poi Duomo, da Lei atto costruire sulla riva del fiume Lambro.

 

Attraversano i secoli sempre come custodi dei tesori che la Basilica di S. Giovanni Battista andava accumulando nel tempo, tra i quali il più famoso è la Corona Ferrea, gioiello e reliquia.

 

Gli Alabardieri sono forse il più importante tra i tanti privilegi concessi al Diacono custode del Duomo (poi Arciprete dall’anno 879 ), dai Papi, Imperatori e Re che si sono succeduti nel tempo.

 

Sono da sempre agli ordini dell’Arciprete del Duomo che, con il Vaticano e le guardie Svizzere, è l’unica Chiesa al mondo che può disporre di guardie armate durante le Sacre funzioni più importanti, nel numero di dodici Alabardieri più un Capo, tutti nella settecentesca uniforme di panno blu orlato in oro e armati di spada e alabarda.

 

 

LE GUARDIE DI TEODOLINDA

 

Per quanto si sia cercato, ad oggi non abbiamo documenti o scritti che facciano riferimento alla nascita del Corpo Alabardieri del Duomo di Monza.

Questo perché molto probabilmente un tale documento non esiste!

 

I primi riferimenti documentali incerti sono presenti in varie forme a partire dal XVII sec.

All’inizio del ‘700, nel manoscritto Giubili di Monza (1718) e poi nel più famoso Editto di Maria Teresa d’Austria (1763) si parla in modo chiaro degli Alabardieri, ma sempre sottolineando la concessione del privilegio: “[…] immemorabile possesso […] di far assistere le proprie Sacre funzioni da dodici uomini armati d’alabarda sotto la direzione di un capo”.

 

Già nel ‘700 si parla dunque di immemorabile privilegio concesso al Duomo di Monza: immemorabile, che va quindi oltre la memoria d’uomo.

 

E’ facile e corretto pensare che gli Alabardieri siano l’evoluzione nel tempo delle prime guardie longobarde che la stessa Teodolinda ha messo a difesa della propria persona e a custodia del tesoro che si andava ad accumulare nell’oraculum da Lei fatto edificare ( 595 ) sulla riva del fiume Lambro a poca distanza dal Palazzo Reale.

Sono infatti di quel periodo i pezzi più preziosi e importanti del Tesoro del Duomo che ancora oggi si conservano e sono visibili nel museo della chiesa. Prima fra tutti la Corona Ferrea, gioiello e reliquia, il cui simbolo appare sulla fibbia del cinturone degli Alabardieri a testimoniare l’importanza e lo stretto legame che li unisce.

 

La fondazione del Duomo da parte di Teodolinda è documentata da Paolo Diacono (VIII sec. ) che nella sua Historia Longobardorum così scrive: “Theudelinda regina basilicam costruxerat, qui locus supra Mediolanum duodecim milibus abest”.

 

 

DA TEODOLINDA A MARIA TERESA d’AUSTRIA

 

Dopo la sua morte, Teodolinda viene sepolta nel suo Oraculum e la chiesa di Monza, con la conversione dei Longobardi dall’arianesimo al cristianesimo cattolico per opera della regina stessa e di papa Gregorio Magno, assume sempre più importanza, con a capo un Diacono custode che diventerà poi Arciprete ( 879 ) ed assumerà, oltre a quello spirituale, un importante potere temporale su Monza ed il territorio circostante.

Ad esso verranno concessi importanti privilegi sempre confermati ed incrementati nei secoli dai vari papi, re ed imperatori che nel tempo si sono succeduti.

Tra questi privilegi concessi al prelato a capo della chiesa monzese, il più importante è senza dubbio quello di poter disporre di guardie armate, poi ALABARDIERI, le stesse che ancora oggi dopo oltre 1.400 anni sono in servizio nel Duomo di Monza.

 

Importante compito degli Alabardieri, tra i vari a loro assegnati, è sempre stato quello di custodi del tesoro del Duomo e in particolar modo del pezzo più prezioso e carico di storia: la Corona Ferrea.

E’ proprio a causa di questo loro compito che gli Alabardieri sono nei secoli venuti a contatto con re e imperatori che nella storia sono stati incoronati con questa preziosa reliquia: da Carlo Magno a Napoleone Bonaparte, e da tutti questi potenti è sempre stato confermato e rinnovato all’Arciprete di Monza il privilegio di disporre di guardie armate.

 

Seguendo quindi la storia della Corona Ferrea possiamo rivivere anche la storia degli Alabardieri.

Nel 774 è Carlo Magno ad essere incoronato con essa, poi Berengario nel 915 che fa importanti concessioni all’Arciprete. Tra queste la possibilità di disporre di un proprio sistema di pesi e misure, di poter confiscare beni e contrassegnare atti notarili con proprie segnature.

Dona preziosi oggetti al Duomo tra i quali la Croce di Berengario e concede benefici ai 32 canonici.

Con lui l’Arciprete riunisce i ruoli di Capo della Basilica e di Signore di Monza con potere politico.

Così gli Alabardieri assumono un importante ruolo con funzioni anche fuori dalla Basilica.

Non abbiamo notizie certe sul loro numero e sui loro compiti, ma è lecito pensare ad un consistente gruppo armato visto il ruolo anche politico che l’Arciprete aveva assunto.

 

La potenza di Monza affermatasi nel X sec. suscita la rivalità di Milano che cercherà di sottometterla con varie ed alterne vicende.

All’inizio del XII sec. nasce il comune di Monza anche come reazione al forte potere politico esercitato sulla città dall’Arciprete che comunque continuerà a mantenere i suoi antichi e ormai radicati privilegi tra i quali le sue guardie armate.

Nel 1128 anche Corradino III di Svevia viene incoronato re d’Italia con la Corona Ferrea proprio a Monza nella chiesa di San Michele e pochi anni dopo nel 1135 papa Innocenzo II prende la chiesa di Monza sotto la sua protezione apostolica e ne conferma benefici e privilegi, guardie armate comprese, anche per arginare il sempre crescente potere della curia milanese.

 

L’indipendenza da Milano è garantita dall’imperatore Lotario III ( 1136 ) e all’Arciprete ( 1150 ) è concessa la facoltà di ordinare i chierici della propria chiesa in modo indipendente da Milano.

Con le due discese in Italia di Federico Barbarossa ( 1158 e 1163 ) Monza riacquista la propria indipendenza da Milano che, ostile all’imperatore, lo combatte a capo della Lega lombarda con il famoso episodio del Carroccio e di Alberto da Giussano.

E’ bene ricordare che Monza stava con il Barbarossa il quale, prima di lasciare l’Italia, la dichiara di “sua proprietà” e concede all’Arciprete il diritto di riscuotere la curaria, una specie di dazio da pagare sulle strade di accesso alla città, compito svolto dalle guardie del Duomo.

Gli Alabardieri sono queste guardie, vestite ed armate nei secoli secondo i costumi delle varie epoche.

 

E’ infatti intorno al XIV sec. che l’alabarda, arma di origini orientali, viene introdotta in Europa dai mercenari svizzeri.

E’ un’arma moderna, molto efficace e per la sua lunghezza e per la possibilità di offendere con la punta, con l’ascia e con la picca.

Non abbiamo riferimenti precisi di quando e in che occasione anche le guardie del Duomo vengono dotate della nuova arma ma, di certo, è da allora che alla gente che le vede sfilare con l’alabarda viene spontaneo chiamarle ALABARDIERI così come sono ancora oggi chiamate.

 

 

AUSTRIACI E FRANCESI

 

E’ datato 29 luglio 1763 il primo importante documento relativo agli Alabardieri fino a noi arrivato: il famoso Editto di Maria Teresa d’Austria oggi esposto al museo del Duomo, con a fianco un manichino in divisa di foggia settecentesca identica in tutto a quella ancora oggi usata dagli Alabardieri, impegnati nel loro servizio durante le principali funzioni religiose.

Si tratta in effetti della risposta ad una umilissima supplica, così al tempo venivano chiamate le richieste rivolte ai potenti, fatta dai fabbricieri del Duomo all’imperatrice per chiedere la sua approvazione alla nuova uniforme degli Alabardieri.

In questo editto, firmato in nome dell’imperatrice dal duca di Modena Francesco, si approvano la foggia ed i colori della nuova divisa con la sola modifica di orlare il panno di lana blu non in rosso e giallo come richiesto ma in oro, essendo i primi due colori già in uso dalle Guardie Svizzere del Vaticano.

 

Dal punto di vista storico, la parte più significativa del documento è all’inizio quando si dice:

“[…] l’immemorabile possesso in cui sono [i fabbricieri del Duomo ndr] di far assistere le principali Sacre funzioni solite farsi in detta chiesa da dodici uomini armati d’alabarda sotto la direzione di un capo per far ala contro gli urti dell’affollato popolo, e specialmente nella processione della Corona Ferrea adorna della Sacra reliquia d’uno dei chiodi che hanno servito alla crocifissione di nostro signore Gesù Cristo”.

 

Possiamo quindi conoscere che:

- a metà del XVIII sec. il numero massimo degli Alabardieri presenti nelle Sacre funzioni era di tredici armati (dodici + un capo) regola ancora oggi in vigore.

- si parla di immemorabile possesso, quindi già allora l’esistenza degli Alabardieri si perdeva nella notte dei tempi.

 

Occorre accennare ad un documento precedente all’editto di Maria Teresa, anche se meno importante e dettagliato.

E’ datato 1718 il manoscritto “Giubili di Monza”, oggi conservato negli archivi del Duomo, dove viene descritta la processione del Santo Chiodo, sospesa dall’Arcivescovo di Milano ritenendo la Corona Ferrea solo un gioiello e non una reliquia, e ripresa in quell’anno per volontà di papa Clemente XI dando esito positivo alle proteste di tutto il popolo monzese con in testa il loro Arciprete.

Qui si legge a proposito della processione: “Il baldacchino era portato dai Reggenti della magnifica Comunità [...] ed era accompagnato da 24 tedofori e dagli alabardieri”.

Il fatto che si scriva semplicemente “e dagli alabardieri” senza aggiungere altre parole in merito dimostra che a quel tempo era talmente normale vedere queste guardie alle processioni ed erano talmente conosciute che si rendeva superflua ogni altra notizia al riguardo.

 

Nel 1796 arrivano i francesi con Napoleone Buonaparte.

Ecco allora la Repubblica Transpadadana, poi Cisalpina, e quindi il Regno d’Italia.

Uno dei primi provvedimenti dei nuovi governanti fu quello di vietare a tutti i cittadini di possedere armi e di conseguenza anche gli Alabardieri dovettero sospendere ogni attività.

Napoleone viene incoronato o meglio si incorona (“Dio me l’ha data, guai a chi la tocca!”) re d’Italia il 26 maggio 1805 con la Corona Ferrea nel Duomo di Milano.

Nel volume “Memorie Storiche della Città di Monza” del Marimonti, è riportato con precisione il cerimoniale per il trasferimento della preziosa reliquia dal Duomo di Monza a quello di Milano.

Era previsto che la Corona Ferrea fosse scortata a Milano, sorvegliata e riportata a Monza “da dodici abitanti di Monza a scelta del Corpo municipale” in divisa “per contribuire allo splendore e all’ordine di quella cerimonia”.

Non si parla di Alabardieri poiché perdurava la loro sospensione a causa del divieto ai cittadini del neonato regno d’Italia di portare armi, ma i dodici monzesi in divisa che scortarono la Corona Ferrea altri non erano che le guardie del Duomo in servizio senza spada ed alabarda!

 

Ancora una volta intervennero i Fabbricieri del Duomo che fecero ricorso ai ministri della guerra e del culto spiegando l’antichissima esistenza del Corpo e la loro attività legata esclusivamente alle Sacre funzioni del Duomo di Monza.

Ebbero successo e il 18 aprile 1807 il Prefetto del Dipartimento dell’Olona risponde a nome di S.E. il ministro del culto: “[…] ha approvato l’uso dei così detti Alabardieri in numero di dodici oltre il Capo per decoro e per l’ordine delle solenni Sacre funzioni”.

 

Gli Alabardieri tornano armati alle loro antiche funzioni con una sola modifica, sembra voluta da Napoleone in persona: nella loro divisa settecentesca l’originale cappello a tricorno viene sostituito dalla più moderna ed elegante feluca ancora oggi in uso.

Quella del capo è arricchita da una piuma di struzzo bianca, mentre tutte le altre erano senza.

Le piume rosse che vediamo oggi sui cappelli degli Alabardieri sono state aggiunte solo di recente (2008) per una pura ragione estetica.

 

Ma la storia avanza implacabile e nel 1814 cade l’impero di Napoleone e di conseguenza il regno d’Italia.

Tornano gli austriaci e nel 1838 gli Alabardieri sono protagonisti nell’incoronazione con la Corona Ferrea dell’imperatore Ferdinando I d’Austria.

 

 

Dal XX sec AI NOSTRI GIORNI

 

Risalgono alla fine del XIX sec. le prime incisioni xilografiche, poi le prime fotografie da lastra e le prime cartoline di Alabardieri schierati ed in posa nella loro bella uniforme di lana blu, armati di spada e alabarda, con la feluca nera con bordi d’oro in testa, e tra loro il capo riconoscibile dalla piuma di struzzo bianca e dai lunghi baffoni girati all’insù, esattamente come oggi, tranne che per i baffi!

 

Il 29 luglio del 1900 Re Umberto I di Savoia viene assassinato a Monza.

Come documentato dalle fotografie e dai disegni dell’epoca, sono gli Alabardieri a scortare il feretro del sovrano adagiato su un affusto di cannone dalla Villa Reale alla stazione ferroviaria per essere trasferito a Roma dove verrà poi tumulato nel Pantheon, ultima dimora dei sovrani di casa Savoia.

Dopo la breve interruzione all’inizio del Regno di Napoleone, gli Alabardieri continuano il loro servizio anche durante i burrascosi anni del Risorgimento e quelli più tragici delle due guerre mondiali.

Risalgono agli anni 50 del secolo scorso i primi quaderni autografi dove il Comandante annota nomi, relazioni sui servizi, osservazioni e lettere tutte inerenti all’attività del Corpo.

Ad esempio scopriamo che per tutti gli anni 50, nei giorni in cui gli Alabardieri erano presenti in Duomo, il loro servizio iniziava all’alba e durava per tutta la giornata fino a sera. Due di essi, a turno, erano sempre di guardia all’altare maggiore.

Durante le messe il numero delle guardie presenti in chiesa aumentava e così, dandosi il cambio, fino all’ultima messa serale.

Scopriamo anche che gli Alabardieri ricevevano dal Duomo un compenso di poche centinaia di lire per la giornata di servizio.

 

Negli anni sessanta le cose cambiano.

Gli Alabardieri sono presenti in Duomo nei giorni delle più importanti festività religiose solo alla s. messa pontificale del mattino e svolgono il loro servizio volontariamente e in modo del tutto gratuito.

Non sono più le guardie necessarie “per arginare l’urto dell’affollato popolo” ma più semplicemente per continuare un’ultramillenaria tradizione, privilegio unico al mondo concesso alla chiesa di Monza.

La mancanza di volontari “all’altezza del compito”, complice la superficialità dei prelati del Duomo sicuramente non bene a conoscenza dell’importanza anche storica più che millenaria degli Alabardieri, portarono colpevolmente nel 1977 alla temporanea sospensione di ogni attività.

 

Nel 1982 il prof. Giovanni Bergna, monzese appassionato della storia della sua città, raccoglie un gruppo di amici due dei quali già Alabardieri e, con l’autorizzazione dell’Arciprete don Leopoldo Gariboldi, ricostituisce il Corpo.

Così, la mattina di Natale dello stesso anno, i fedeli raccolti in Duomo per la S. Messa delle 10.30, vedono con grande soddisfazione entrare sei Alabardieri in fila indiana guidati dal loro capo, con la piuma bianca, che si vanno a sistemare ai lati dell’altare maggiore.

Gli Alabardieri del Duomo di Monza hanno ripreso il loro servizio!

 

Oggi l’organico è di circa venti guardie, numero necessario per garantire i servizi durante tutto l’anno.

Nel 2014, a firma dell’Arciprete don Silvano Provasi e la collaborazione degli stessi Alabardieri, sono stati redatti Statuto e Regolamento per dare al Corpo regole ufficiali adeguate al nostro tempo.

Il Corpo è alla diretta dipendenza dell’Arciprete che a sua volta elegge il Comandante e presiede un Consiglio Direttivo, composto dal Comandante stesso e da tre Alabardieri.

Il Santo patrono è San Vittore, soldato e martire.

Quando necessario vengono arruolati giovani volontari che, dopo circa un anno di preparazione, vengono immessi nel Corpo Alabardieri durante una solenne cerimonia in Duomo che si tiene il 23 giugno, vigilia di San Giovanni Battista al quale la basilica è dedicata.

Durante la cerimonia i giovani volontari, dopo aver dichiarato sull’altare il loro impegno a servire la Chiesa, ricevono spada e feluca dall’Arciprete e l’alabarda dal Comandante.

A questo punto sono a tutti gli effetti Alabardieri anche se devono ancora affrontare un anno di prova alla fine del quale, se idonei, vengono confermati dal Comandante.

Questi giovani, con il loro impegno, sono quelli che garantiranno al Corpo Alabardieri di continuare ad operare nel futuro perché, come monzesi, devono tutto questo alla loro città, alla storia e ai “Lumbardè“ che nei secoli li hanno preceduti.